Il Liceo Anco Marzio sul Monte Soratte (progetto in collaborazione con Club Alpino Italiano sezione di Roma)

Storia, memoria e responsabilità nel tempo presente

22 aprile 2026

Il 22 aprile 2026, settantasei studentesse e studenti del Liceo “Anco Marzio” di Ostia hanno percorso i sentieri del Monte Soratte seguendo le tracce profonde della storia del Novecento, là dove la montagna non è solo paesaggio naturale, ma archivio silenzioso delle paure, delle scelte e delle responsabilità dell’uomo.

Negli anni Trenta del Novecento, quando in Europa già soffiavano venti di guerra, il regime fascista avviò proprio nel cuore del Soratte un progetto colossale: la realizzazione di un sistema di gallerie sotterranee che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto estendersi per circa quattordici chilometri. Il progetto venne poi ridimensionato e di quell’opera rimasero oltre quattro chilometri di cunicoli scavati nella roccia, destinati a diventare una delle più imponenti strutture militari sotterranee d’Europa. Durante l’occupazione nazista, tra il 1943 e il 1944, il complesso fu trasformato nel quartier generale del Comando Supremo tedesco per l’Italia meridionale, una vera e propria roccaforte nascosta nella montagna.

Entrare oggi nel Bunker del Soratte significa varcare una soglia temporale. I luoghi, ricostruiti e raccontati con rigore dalle guide, restituiscono ambienti destinati al comando, alla comunicazione, alla sopravvivenza in guerra. L’esperienza ha avuto un forte impatto emotivo: studenti e docenti si sono sentiti immersi in un passato segnato da violenza e annientamento, in una stagione della storia in cui l’uomo aveva smarrito il senso dell’umanità, della razionalità e della misura.

Il percorso prosegue nella parte più profonda del complesso, sovrastata da circa trecento metri di roccia. Qui il tempo avanza verso gli anni Cinquanta e Sessanta, nel pieno della Guerra Fredda. Sale operative, apparati di comando, mappe di un mondo diviso in zone e blocchi contrapposti raccontano un equilibrio fragile, costruito sulla minaccia permanente. Il bunker, ristrutturato sotto l’egida della NATO, era stato concepito come rifugio antiatomico per le massime cariche dello Stato italiano in caso di emergenza estrema: un’architettura del timore, scavata nel cuore della montagna.

L’immagine che più di ogni altra ha colpito il gruppo è stata quella del cosiddetto “orologio dell’Apocalisse”, che misura simbolicamente la distanza dell’umanità dalla mezzanotte, cioè dal punto oltre il quale il ritorno non è garantito. Sapere che oggi quel margine si è ridotto a pochi istanti ha generato un silenzio denso, carico di inquietudine, e una consapevolezza difficile da eludere.

Come educatori, come cittadini, come la generazione chiamata a cambiare il mondo, davanti a questo luogo abbiamo compreso che le nostre promesse non hanno retto il tempo, e che ciò che resta appare pericolosamente vicino al punto di non ritorno.

Il pensiero è andato inevitabilmente a chi ha sacrificato la vita per contrastare i totalitarismi e a quella Costituzione che resta, ancora oggi, la più alta garanzia della nostra libertà e della nostra dignità umana. Il confronto con il presente, segnato da nuove fratture, conflitti e logiche di potere, ha reso evidente quanto fragile sia ciò che diamo per acquisito.

La visita al Soratte non è stata soltanto una lezione di storia. È stata una chiamata alla responsabilità, una domanda aperta rivolta, in primo luogo, a chi educa e governa: come è stato possibile smarrire il senso del limite e della memoria? Come abbiamo permesso che il passato tornasse ad assomigliare a un avvertimento non ascoltato?

Educare, oggi, significa anche questo: accettare il peso della verità, trasformare la memoria in coscienza critica e affidare alle giovani generazioni non illusioni, ma strumenti per immaginare un futuro diverso.

Chi immagina il futuro crea il mondo.

La referente del progetto

Prof.ssa Verginia Bernardini

 

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