Escursione FSL CAI Liceo Anco Marzio 9 Febbraio 202
Sulle Orme della Meraviglia
Greccio ci ha accolti con il passo lento delle montagne che custodiscono memorie profonde: boschi di querce, sorgenti
limpide, sentieri che respirano silenzio e antiche benedizioni.
Non servivano descrizioni elaborate: bastava la luce filtrata tra i rami, il cammino verso la Cappelletta, e quell’aria
immobile che parla solo a chi sa ascoltare.
Oggi, però, erano i ragazzi a dare voce al paesaggio.
Le loro risate sincere, il vociare spontaneo, la meraviglia che brillava nei loro occhi: tutto raccontava innocenza,
semplicità, autenticità e quella schiettezza pura che solo l’età giovane sa regalare.
Una freschezza che riportava il tempo indietro, a un’umanità più vera, più leggera.
Tra i rami, nel vento, sembravano ancora risuonare le parole di Francesco:
«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra…»
Una lode che scendeva dolce tra i passi dei ragazzi, come un invito alla gratitudine.
All’inizio del cammino, il passaggio a livello ci ha fermati un momento.
Un istante sospeso, quasi simbolico: un confine tra il quotidiano e un altrove più profondo.
E proprio lì qualcuno ha ricordato, sorridendo, la scena ormai mitica di Non ci resta che piangere: il viaggiatore che
chiede quante volte passi il treno e il casellante che risponde con numeri sempre più vaghi — “cinque, sei, sette… forse
di più” — come a dire che alcuni passaggi, nella vita come sui binari, non si possono prevedere davvero.
Un tocco di ironia lieve, perfetto per quell’attesa.
Poi, d’improvviso, la sbarra si è alzata. E in quell’attimo, senza quasi accorgerci,
abbiamo varcato la soglia del tempo percorrendo i passi e le orme di san Francesco.
Un ingresso silenzioso in un tempo più grande, dove la natura diventa maestra e la memoria si fa presente.
Da lì in avanti, ogni passo è diventato dono:
una confidenza sussurrata, una roccia da sfiorare, una fonte da cui bere, un panorama oltre l’infinito.
I ragazzi camminavano davvero sulle orme del Santo, portando con sé la schiettezza e la purezza che Francesco
amava: la bellezza delle cose semplici, vere, autentiche.
I giochi, le risate e la partita di pallone, tra l’erba, gli alberi, la terra e il cielo!
A voi, ragazzi, il mio augurio più sincero:
conservate questi momenti innocenti, lasciate che diventino sorgenti interiori da cui attingere ogni volta che la vita lo chiederà.
Oggi abbiamo assaporato la natura senza tempo e, senza accorgerci, abbiamo camminato anche nella meraviglia e nello stupore.
La referente del Progetto
Prof.ssa Verginia Bernardini





